Il gain alto era utile quando i proiettori erano poco luminosi. Oggi, con proiettori moderni e contenuti HDR, spesso introduce più difetti che benefici. E il “true gain” è il dato che aiuta davvero a progettare.
Per anni, nel mondo della videoproiezione, il gain è stato una scorciatoia comoda. Se volevi “migliorare” l’immagine, sembrava logico scegliere un telo con guadagno più alto possibile. Un numero più alto rassicurava tutti: più luce, più brillantezza, più impatto.
Oggi quella logica è incompleta. Non perché il gain sia inutile, ma perché è cambiato il contesto: sono cambiati i proiettori, sono cambiati i contenuti, e sono cambiate le aspettative sulla qualità. Se continui a ragionare con le regole di ieri, rischi di scegliere uno schermo che sulla carta sembra “migliore” ma nella stanza reale produce un’immagine peggiore.
Proiettori moderni: più luce e più dettaglio rendono visibili i difetti
Il primo punto è semplice: i proiettori moderni sono più luminosi e più dettagliati. Questo significa che il problema, spesso, non è più “avere abbastanza luce”, ma gestire quella luce senza degradare l’immagine.
Quando un proiettore ha ampia riserva luminosa, un telo ad alto gain può portare a un eccesso di luce percepita, soprattutto nelle scene chiare e nei contenuti HDR. Inoltre, la combinazione tra molta luce e alta risoluzione (4K/8K) rende visibili micro-difetti che prima passavano inosservati: texture, micro-scintillii e non-uniformità diventano parte dell’immagine.
Il paradosso moderno è proprio questo: ieri si cercava gain alto per compensare proiettori poco luminosi e meno risoluti. Oggi, con proiettori potenti e ultra dettagliati, l’alto gain può fare l’opposto: rende l’immagine meno naturale e “rivela” la tela.
Hotspotting, non uniformità e variazioni percepite
Gli effetti tipici sono concreti. L’hotspotting è il più evidente: una zona centrale più luminosa che rompe l’uniformità del quadro. Poi arrivano altri fenomeni: brillantezze non omogenee, texture percepibile, micro-scintillii, e colori che possono cambiare con l’angolo di visione. In sintesi, lo schermo smette di essere neutro e diventa un elemento che interferisce.
Perché aumentare il gain significa ridurre l’angolo di visione
Qui entra un concetto decisivo: lo schermo è un device passivo. Non può generare luce; può solo rifletterla e indirizzarla. Per aumentare il gain l’unico modo reale è concentrare più luce verso lo spettatore, riducendo l’angolo di visione accettabile. È il motivo per cui il gain positivo porta con sé compromessi tecnici inevitabili.
Il primo compromesso è l’uniformità: anche lo spettatore seduto al centro osserva lo schermo con angoli diversi tra centro e bordi. Più lo schermo è grande e più “riempie” il campo visivo, più queste differenze di angolo diventano importanti. Se il materiale è direzionale, la variazione di angolo si traduce in variazione di luminanza e in percezione di non uniformità.
C’è inoltre un effetto cumulativo: molti videoproiettori, per natura ottica, sono già più luminosi al centro rispetto ai bordi. Uno schermo direzionale può amplificare ulteriormente questa tendenza, aumentando l’effetto hotspot.
Micro-scintillio, bianco “innaturale” e firma del materiale
Per ottenere guadagni elevati spesso si ricorre a componenti più riflettenti nella composizione della superficie. Questo può generare un bianco più brillante ma meno naturale e introdurre micro-scintillio o brillantezze puntiformi che, su immagini moderne ad alta definizione, diventano evidenti.
Gain positivo e rischio di shift cromatici
Un gain positivo introduce con maggiore probabilità shift cromatici perché la riflessione dei colori può cambiare al variare dell’angolo di visione. In pratica, non cambia solo la luminanza percepita: può cambiare la resa dei colori.
In sintesi, il guadagno positivo è spesso una soluzione ereditata da un’epoca in cui mancava luce. Oggi, con proiettori sempre più luminosi e con una richiesta di qualità più alta (soprattutto in HDR), contano di più uniformità, risposta colorimetrica e riproduzione naturale delle alte luci.
La scelta moderna: gain neutro o leggermente negativo
Nelle installazioni orientate alla massima qualità, soprattutto in sale dedicate o semi-dedicate, la scelta moderna è spesso questa: serve meno gain, non più gain. Nella maggioranza dei casi, il gain ideale è neutro o leggermente negativo.
Un materiale neutro/negativo tende a preservare uniformità e coerenza. Un gain leggermente negativo, se ben progettato, aggiunge un beneficio pratico: aiuta a controllare la luce “sporca” dell’ambiente. La luce del proiettore rimbalza su pareti, soffitto e arredi e torna sullo schermo, alzando il nero e schiacciando il contrasto percepito. Un materiale più controllato può ridurre l’impatto di questi rimbalzi e mantenere l’immagine più cinematografica.
Il paradigma quindi cambia: non si insegue la luminanza massima sulla carta, ma la qualità reale sullo schermo.

Gain vs True Gain: perché i dati reali aiutano a progettare
Il gain è una misura sensibile al metodo di rilevazione: condizioni di test, angoli, riferimenti e set-up possono cambiare il risultato. Per questo confrontare “gain di brochure” tra produttori diversi può portare a comparazioni fuorvianti.
Ecco perché un valore come il true gain è utile: riduce l’ambiguità, è pensato per essere più realistico e ripetibile, e più aderente a ciò che succede in un impianto vero. Non serve a “fare numero”: serve a progettare meglio.
In pratica: per comparazioni rapide in contesti B2B o capitolati semplificati, il gain resta un riferimento utile. Se invece vuoi massimizzare la qualità reale e la coerenza dell’immagine in un progetto curato, un dato misurato con criterio rigoroso è un vantaggio.
Un dato che mette tutto in prospettiva
Passare da gain 1.0 a gain 1.2 corrisponde a circa 0,79 dB di differenza in luminanza: un delta piccolo e spesso marginale. Per ottenere quell’incremento, però, i compromessi tecnici (direzionalità, uniformità, artefatti, possibili shift cromatici) possono essere significativi. Oggi, nella maggior parte delle sale orientate alla qualità, il rapporto costi/benefici non è favorevole.
Conclusione
Il gain alto è stato per anni una risposta sensata a proiettori meno potenti e meno raffinati. Oggi, con macchine più luminose e più dettagliate, l’obiettivo è che lo schermo interferisca il meno possibile, preservi uniformità, controlli i rimbalzi ambientali e non introduca artefatti. Per questo, sempre più spesso, i migliori schermi lavorano a gain neutro o leggermente negativo. E per questo i dati reali misurati con serietà aiutano a scegliere in base a ciò che vedrai davvero, non in base a un numero comodo da brochure.